Musica e pensieri

20 marzo 2018

Hello – Evanescence

Il freddo monitor su cui scrivo rende ancora più opaco tutto ciò che riaffiora nella mente. Nella soffusa stanza, alla mia scrivania, tra mille colori e foto che mi parlano di me, sono forse sola. Un’assurda malinconia inspiegabile mi sorprende e non so se fa più triste o gioiosa questa mia solitudine. Ripeto a me stessa frasi sconnesse, persa nella moltitudine di superficialità e confusione che opprime la mia mente da mesi. Pensavo di sapere chi sono e cosa avrei voluto per un po’ di tempo, ma ho dovuto imparare che nulla è certezza, che ogni giorno dovrò combattere con qualcosa che ho sempre considerato un male e apprendere che di male non c’è nulla, in un’anima destinata a vivere. Dovrò accettare non solo la tempesta, ma affrontarla e sapere che domani pioverà ancora. Dovrò ricostruire un nuovo ombrello o bagnarmi ancora per sopravvivere e sarà così ad ogni nuovo giorno, se un dio che non so se esiste, vorrà. 

E’ questa la vita, sono questi i mille dubbi da vivere e da affrontare non con rammarico, ma con sapere. L’unico sapere che, però, ci è dovuto, è quello dell’assurdità che la vita ci regala con le sue mille sfaccettature e con i suoi momenti sempre nuovi a cui nessuno sarà mai preparato. Ed ogni volta, dovrò riscavare in me stessa e ritrovare qualcosa che non sapevo di avere e con ciò vivere quel nuovo giorno e prepararmi a quello dopo, senza avere nessun arma con me, ma solo me stessa e ciò che ne vorrò fare.

M.B.

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Fame umana

18 marzo 2o18

Un giorno mia madre mi ha chiesto perché ci fosse ancora la fame nel mondo.
Ho provato ad analizzare il termine e mi sono accorta che la fame è di tutti. Se le risorse son quelle ed io mangio, qualcun altro digiunerà.
Poi mi son data della complottista, immaginando che forse era possibile sfamare tutti, togliendo ai ricchi e dando ai poveri, per stabilire un equilibrio. Ho ragionato sugli equilibri in fisica: due o più sistemi che si portano alle stesse condizioni. Ho provato ad immaginare ciò sugli umani, sembrava tutto così bello e giusto.
Poi ho imparato la lezione: se vuoi far parte dell’umanità devi non pensare, altrimenti ti renderai conto che, a spiegare questo ed altre tristi realtà, vi è una sola risposta: siamo umani e non è una bella cosa.
Se dovessero descriverci meglio, ai fini lessicali di un’interpretazione logica, sarebbe più corretto usare la parola “disumanità”. Ma forse hanno sbagliato ad intendere, perché in “umano” è previsto proprio lo stesso concetto.

M.B.

Disturbo e pensiero

05 novembre 2o17

La vita ci rende così fragili ed immotivati, ché dinanzi al gran torpore sociale, piangiamo inermi ed inesistenti, colpevoli della nostra mediocre esistenza. Sopravviviamo lottando attraverso uno scopo misterioso ancora sconosciuto, ma al quale crediamo con tutta la nostra umana convinzione. E poi, un giorno qualunque, soffermandoci a pensare al da farsi, ci ritroviamo soli, con nessuna rammaricata sicurezza o pretenziosa speranza; e così, toccando il vuoto con ciò che rende animato il nostro spirito ignoto, cerchiamo risposte a domande che non sappiamo neppure prefissarci. Godiamo della vita, questa sconosciuta, che viaggiando nel tempo e nello spazio ci fa schiavi del suo stesso essere. Eppure, tutto, ora, sembra inconsueto e lento. Come il fuoco che brucia questi corpi inutili in cui taciturni proseguiamo il nostro sconosciuto percorso verso una meta di cui non sappiamo niente, ma che costantemente cerchiamo.

M.B.

Umanità

02 agosto 2o17

L’umanità è una contorta insinuazione di potere,
correlata all’inadeguata sopravvalutazione della specie.
La vita è la svolta apocalittica alle inettitudini,
prive di ogni senso,
che la monarchica sete di potere afferma di poter gestire.

L’uomo è l’esempio puro della più imperfetta delle invenzioni,
venuta fuori per un errore di battitura
sulla macchina da scrivere dell’amore.

E’ l’inchiostro che ha sporcato di un nero infelice
la stesura perfetta della vita
e di ogni specie ad essa realmente appartenente.

Sono un uomo e me ne pento,
perché rinnegando me stesso
corro incontro al mio fallimento che,
da imperfetto peccatore
non posso fare altro che accogliere.

Ma l’hanno chiamata vita
e ci hanno messo dentro gli uomini,
affinché chi ne fa uso sappia che
di vita non si vive,
se il tuo crudele nome è “Umano”.

M.B.

Quando ero piccola

30 giugno 2o17

Quando ero piccola pensavo che tutte quelle battaglie che vedevano persone morire, appartenessero ad un mondo a parte, capace di non soffrire.
Quando ero piccola credevo che un soldato fosse bello nel suo portamento e che impugnando un fucile non potesse fare alcun male.
Poi ho imparato che il dolore appartiene a quest’unico mondo ed ho imparato a rispettarlo.
Finalmente e purtroppo ho capito che siamo noi stessi a soffrire per quelle battaglie e ho avuto pietà per la vita.
Eppure non riesco ancora a capire perché noi stessi impugniamo quei fucili e noi stessi ci uccidiamo a vicenda…ed ho imparato che il rispetto va dato alla vita, ma mai all’uomo.

M.B.

Estate

26 giugno 2o17

Sul corpo la salsedine
lasciata dal viaggio che le onde del mare mi lasciano fare,
trasportandomi nel vortice
dell’estate che passa
calda sulla pelle e sul cuore
mentre riecheggia nell’aria l’onda magnetica
di questo Sole che colora d’allegria l’incarnato.

La sento nell’anima
la musica dolce dell’acqua che
passandomi accanto
incrocia la riva,
facendo da rima a questa giornata da diva.

In testa un cappello,
ma fa solo scena: l’estate e la vita, quest’oggi, sorridono in me.

M.B.

L’acero rosso

21 marzo 2o17

Le calde caduche che ombreggiano sul suolo fertile
colorano di rosso ogni sentiero
in questo dì che silenzioso riecheggia nel vento tacito.
I raggi del Sole brillante
che, appoggiandosi ai suoi fili di vita
abbronzano di rosso la sua pelle
e di verde resta, all’ombra, la foglia.
Tutto sa di incanto
e da lontano risuonano le corde di un arcoacero-rosso
la cui corazza, un tempo, fece da amico
a questo stesso luogo.
Ad ogni nuovo giorno tutto cambia,
ogni foglia cade ed ogni albero diventa musica.

Eppure resta, in eterno, il ricordo
dell’acero rosso che colora di bellezza
ogni tempo ed ogni cosa.

M.B.

[L’acero rosso è un particolare albero giapponese, le cui foglie si presentano colorate di rosso o verde, a seconda dell’esposizione al Sole. E’ possibile notare che, le foglie in ombra, presentano il classico colorito verde, mentre quelle esposte ai raggi, si colorano di rosso. Il legno dell’acero viene utilizzato per costruire strumenti musicali, in particolare quelli ad arco.]

Il lato oscuro

04 marzo 2o17

Come proiettili nel cuore
i tuoi occhi che gridano pacati
di un vuoto pieno di troppe cose.
Come tenebre in subbuglio
il tuo sguardo assente e vivo
che trapela poco e tutto.
Come pallida ed estrema autorità
la tua tacita parola
che accompagna il silenzio,
quest’ultimo egregio padrone della tua solitudine.

Come aureola di buio
l’arma vincente che esponi
dinanzi al vittorioso atteggiamento
che assumi ogni volta che dai ascolto al tuo lato oscuro.

La forma di ogni cosa sa di nero
e macchia ogni perla di luce.
Il suono di ogni parola
si tinge di ombroso vuoto
e l’oscurità fa da padrona del tutto.

Perché ogni tanto va tutto raggiunto,
va preso in carico dal cuore
quel lato oscuro che ti appartiene
e va un po’ coltivato e abbracciato
dando libero sfogo alla tua amata solitudine
per permettere ad una parte viva di te
di fluttuare libera nell’estremo vuoto di ogni cosa.

M.B.

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Il mio paese delle meraviglie

02 marzo 2o17

A dire il vero, mentivo quando al cappellaio ho detto di credere che tutto fosse un sogno. Dovevo mentire.
Perché era necessario io tornassi e preferivo lasciare un ricordo meno dolente. Non potevo rivelare che morivo un po’ dentro a rinunciare al mio paese delle meraviglie, non potevo ammettere che mi ero innamorata di lui e di ogni cosa in quel posto.
Da quando sono tornata, ogni tanto immagino ancora la mia vita lì, come se a quest’ora fossi rimasta in quel posto incantato, ad amare ed amarmi, a vivere il mio mondo a colori.
Caro cappellaio, se tu potessi sentire le mie emozioni, ti accorgeresti che è vero, non è il posto in cui voglio essere…e che avrei dovuto restare e dirti quanto ti amo, quanto ho apprezzato il tuo starmi accanto, il tuo guidarmi e indicarmi la felicità.
Se potessi, strapperei ogni pagina del libro della mia vita, fino a quel fatidico giorno in cui ho preferito rinunciare a te e a me…e ti guarderei ancora negli occhi, un’ultima volta, per rivivere il paese delle meraviglie che notai in quello sguardo…

M.B.

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Alice in Wonderland

26 febbraio 2o17

Alice in Wonderland

“Un non compleanno?”
“Non sa cos’è un non compleanno!”
“Che ignara! Ebbene, io la deluciderò!”
“Noi tutti abbiam un compleanno ogni anno”
“Ed uno solo all’anno, ahimè, ce n’è”
“Ahhh, ma ci son 364 non compleanni!”
“E questi preferiamo festeggiar!”
“Allora oggi è anche il mio NON COMPLEANNO!”
“Davvero?”
“Com’è piccolo il mondo!”
“In tal caso…UUUUUN BUON NON COMPLEANNO A TE!”
“A me?”
“A te! Ora spegni la candela e rallegrati perché…UN BUON NON COMPLEANNO A TEEEEEE!”

 

La follia è il cibo delle menti libere, degli animi lasciati a piedi nudi sui prati della felicità.
La follia è l’atto più supremo per esprimersi e per essere se stessi: fuori da ogni schema, fuori da ogni inganno sociale!

Finché sarà viva Alice, dentro di me, sarò alle prese con i 364 giorni del mio Non compleanno, da festeggiare come i giorni più intensi della mia vita…uno ad uno.

M.B.